| I Pesci: Scheda e curiosità |
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Il Dentice è il pesce delle secche, delle punte che si inabissano nel blu, della corrente vigorosa, del mare autentico , delle emozioni forti, personalmente subisco il suo fascino anche sui
"banconi" delle pescherie. Vorace, territoriale ed imprevedibile è stato dotato da madre natura di una splendida livrea iridescente. |
| Il Dentice è sicuramente il più aggressivo della numerosa famiglia degli sparidi (oltre 100 specie); Dentex dentex,
così lo classificava il buon Linneo nel 1758, facendo chiaro riferimento alle osservazioni effettuate sulla sua dentatura d'acciaio, costituita da denti caniniformi "alloggiati" su entrambe le mascelle, inequivocabile indizio sulle sue abitudini alimentari. |
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| Il corpo è ovale, piuttosto alto, lateralmente compresso e dotato di una forte muscolatura caudale. Questo pesce può raggiungere dimensioni ragguardevoli arrivando ad oltrepassare i 15 chili di peso anche se le misure più comuni sono comprese tra i 2 ed i 6 chilogrammi. La testa grande e fiera ha un profilo armonicamente arrotondato, molto idrodinamico, gli occhi piccoli (i più piccoli tra il genere Dentex) e vicini sono posti molto in alto sul capo consentendogli un ottima vista bioculare. in un disperato tentativo di difesa. Amante delle zone tranquille ricche di "mangianza", questo pesce risente molto dell'inquinamento acustico prodotto dalle imbarcazioni, tipico del periodo estivo. Vive a contatto con il fondo, di roccia o misto a poseidonia (in inverno anche fango) staccandosi da questo durante le azioni di caccia o alla ricerca di strati di acqua calda. La sua dieta alimentare è espressamente carnivora aguglie, occhiate, boghe, castagnole, triglie ecc.; ma anche cefalopodi, seppie, piccoli polpi, calamari e totani. Tra i "grandi" dentici, parente stretto del "nostro" Dentex dentex è il dentice Corazziere Dentex Gibbosus, che vive però in acque meridionali più calde con il quale viene spesso confuso e scorrettamente venduto nelle pescherie come dentice "nostrano". | ![]() |
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Il dentice non è un forte nuotatore, un "fondista" come altri pelagici, ma è dotato di uno scatto bruciante , un strumento di offesa micidiale; è uno spettacolo poterlo osservare durante l'azione di caccia, quando, come una folgore, si stacca dal fondo ed aggredisce le sue vittime raccolte, in un disperato tentativo di difesa, a formare una palla tremolante, che all'impatto esplode in un balenio di code. In inverno il dentice si porta in massa sui bordi delle secche, in quella che erroneamente in passato si usava definire "migrazione". Quest'ultima infatti non è una migrazione vera e propria, è piuttosto una fuga , una fuga dalle acque fredde degli strati superficiali del mare raffreddati dalle correnti di aria artica, in profondità, fino a 60/80 metri (vive tranquillamente anche oltre i 100 metri), alla ricerca di acque lievemente più calde dove la temperatura si mantiene costante anche a discapito del regime alimentare; infatti a quelle profondità il cibo è più scarso ed è proprio in questo periodo di "magra" che il dentice si nutre principalmente di cefalopodi ; a parziale conferma di questa osservazione ho personalmente notato che questi luoghi di grande concentrazione invernale quadrano con le linee di passo dei calamari (Loligo vulgaris) al punto che al mattino presto nelle giornate precedenti le notti di luna piena, momento di maggior accostamento dei calamari, potremo avere la fortuna di incontrare qualche bel dentice invernale, anche in prossimità della costa; in febbraio, con acqua fredda, mi è capitato intorno ai 14/16 metri di incontrare un branco di una ventina di pesci di taglia. |
| In primavera, da marzo a giugno, con il riscaldamento delle "acque" superficiali il dentice inizia pigramente la sua risalita (15/40 metri) verso le zone più calde guidato dall'istinto riproduttivo; in questo periodo si nutre prevalentemente di notte ( bombolari senza scrupoli armati di potenti torce e fucili ne fanno mattanza) e diventa estremamente territoriale aggredendo qualsiasi cosa attraversi la zona presidiata. In questo periodo l'aspettista farà carnieri sostanziosi anche con più prede catturate nello stesso branco, in questi momenti particolari il dentice arriva dritto, spavaldo ed aggressivo pronto a singolar tenzone con il nero rivale. A proposito del fenomeno della territorialità di questo pesce in determinati periodi, esistono osservazioni a conferma di questo abbastanza precise, effettuate dai nostri colleghi "trainisti": mentre solitamente il dentice ingoia l'esca, nei suddetti momenti aggredisce con ferocia le esche artificiali rimanendo ferrato lateralmente ed esternamente, segno evidente di un aggressione portata per istinto territoriale o eventualmente per scacciare l'intruso, che non per alimentazione vera e propria. | ![]() |
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Questo pesce risulta avere un carattere abitudinario nei confronti delle zone di caccia e riproduzione, tale particolarità ci permetterà di scovarlo con una certa regolarità. Per anni si è pescato con successo rispettando queste regole, negli ultimi due anni si è avuto un importante cambiamento che è quello stagionale. Mentre prima il periodo di attività dei pelagici sia in costa che sulle secche , eccezioni stagionali e locali a parte, iniziava a fine giugno per protrarsi fino agli inizi dell'autunno, adesso alle prime scaldate primaverili si assiste al primo "assomamento" di questi pesci , va tenuto presente che la primavera, con acque che generalmente sono le più fredde dell'anno, non ha mai rappresentato una stagione favorevole all'accostamento di questi pesci, ed il settembre notoriamente generoso di prede ha lasciato spazio ad ottobre. |
Questi cambiamenti attribuibili all'aumento della temperatura media del Mediterraneo hanno sconvolto anche i periodi di accoppiamento, ritardando la fecondazione delle uova di pesci pelagici e non, con grande influenza sull'alimentazione e relativo "accostamento". |
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